Nell’intensa testimonianza offerta da don Augusto la sera del 16 luglio a Padola, con il titolo: “RIMANERE UOMO E PRETE NEL MEZZO DELLA GUERRA” ci ha riportato quanto gli hanno insegnato sei anni di guerra civile in Costa d’Avorio. Egli, con l’altro missionario bellunese don Bruno Soppelsa, ha rifiutato di fuggire ed è rimasto con la sua gente. Ecco le sue indicazioni:
- Da che parte stare? Quando si è in mezzo è difficile vedere dove è il giusto e l’ingiusto. Trovandoci in prima linea, il Vangelo ci ha chiesto di stare dalla parte delle vittime, senza distinzioni. Per noi erano soprattutto i poveri, gli anziani, i bambini che non potevano fuggire altrove e mettersi in salvo.
- Niente armi! Nello spazio della missione (chiesa, scuola, ospedale, casa dei missionari) era assolutamente proibito entrare con armi. Ma chi entrava? Tutti, anche i soldati dei vari fronti (ribelli, regolari, truppe internazionali dal comportamento poco morale, talvolta disgustoso) poichè la Missione era l’unica realtà dove c’era da mangiare, grazie agli aiuti che arrivavano anche dalla nostra diocesi e della Caritas. Niente armi, in modo assoluto, e questo è stato istruttivo faceva pensare.
- Seminare pace, anche in piccolo. Un giovane ribelle che deponeva le armi e andava nella foresta, un soldato che disertava, disgustato dalla violenza… Le piccole cose erano grandi! Vale anche qui, anche per noi oggi.