Nei giorni scorsi a tutti i Capi di Stato e di Governo che hanno partecipato all’ importante incontro di ANKARA in Turchia, il padrone di casa – il presidente turco Erdogan – ha regalato una pistola, con nome e cognome del destinatario (per impedire l’arte del riciclo dei regali!) Come ulteriore omaggio, perchè non restassero dubbi sul significato ha dato una scatola di munizioni. Solo il premier inglese Starmer non ha voluto il regalo e l’ha lasciato lì; ma lo squalificano dicendo che è un idealista e infatti è dimissionario.
Una pistola: per difendersi, per sparare. Vuol dire che i problemi non si risolvono con il dialogo – come ripete papa Leone – né con la diplomazia, ma solo con la forza. Il mondo è diventato selvaggio e bisogna usare il linguaggio e i metodi della violenza. Che brutto segnale!
Io cosa avrei regalato allora? Dalla Turchia è giunta a noi un’antica civiltà, entrata nel nostro patrimonio; anche il Cristianesimo dei primi secoli si è radicato nell’attuale Turchia dove sono stati fatti i primi Concili (Nicea, Efeso, Calcedonia). Ma da quella terra sono arrivate a noi anche nuove coltivazioni, alcune fondamentali come il grano. Io avrei dato a quei potenti un sacco di sementi perché si ricordino che l’unica guerra giusta è quella contro la fame e contro la povertà. E tocca a loro per primi combatterla.